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ALFREDO RAPETTI MOGOL

Milano, 1962

“Senza scrittura non saremmo niente, non avremmo coscienza di noi stessi”, dice Alfredo Rapetti Mogol. Non a caso la parola è la radice comune delle sue due professioni, di autore di canzoni e di pittore. I segni destrutturati sulle sue opere creano un alfabeto personalissimo dove la parola è apparentemente svuotata di ogni senso, ma acquisisce in realtà una valenza universale. Come nella pittura, così nel gioiello il segno grafico è liberato dalla gravità della sua primitiva funzione, diventando un veicolo emozionale per chi ha la sensibilità di leggervi il potere nascosto.

RICCARDO GUSMAROLI

JEWELS

EXHIBITIONS

Gli anni 2000 segnano l’inizio di una fertile stagione espositiva, in gallerie d’arte a Torino, Milano, Roma, Bologna, Lugano, Parigi, Montecarlo, Amburgo, Tel Aviv, Providence, oltre che in spazi pubblici come Villa Sartirana a Giussago (Mb), il Museo di Trevi Flesh Art a Arezzo, il Foro Italico e il Museo del Vittoriano di Roma, la GAM di Torino e il Museo Civico d’Arte Moderna e Contemporanea di Arezzo. Nel 2007 espone al Museo Nazionale Liu Hai Su Art Centre di Shangai, in occasione della rassegna Masters of Brera.  Nel 2010 la galleria Colossi Arte Contemporanea gli dedica la personale 3 oceani, 7 mari, 149mila km² di terra. Nel 2015 Espone al palazzo della regione Lombardia e la personale alla galleria Glauco Cavaciuti frequenze parallele  Nel 2016 espone alla UNIX Gallery e all’Italian Cultural Institute di New York in occasione della mostra Rigorismo, accanto a Bonalumi, Simeti, Dadamaino e Pinelli.

Nel 2018 partecipa al progetto BAU presentato poi in Triennale a Milano e poche settimane dopo sempre in Triennale con la mostra soft revolution Portofranco. Nel maggio 2019 espone insieme ad Adrian Paci, Elisabeth Aro, Alfredo Rapetti Mogol e altri nella collettiva BienNolo, la “contro-Biennale” ideata da Carlo Vanoni a Milano.