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ALEX PINNA

Imperia, 1967

Thin, elongated and elegant human figures, in perfect balance between opposites.

On one side, the perception of balance as a state of mind, somewhere in between optimism and pessimism; bliss and melancholy; perseverance and resignation. The need to observe the complexity of reality, for it to be properly understood, because impulsiveness is perceived as a flaw.

On the other, balance intended as a physical state, delicate but heavy; precarious yet steady. As if the posture of the figure holds kinetic forces nullifying one another, thus reaching a static equilibrium, now ready for a reaction.

BIO

Il lavoro di Alex instaura un dialogo interlocutorio con il pubblico, attraverso metafore capaci di rappresentare il mondo in modo leggero e ironico senza diventare mai banale o scontato.
Ispirato dall’universo ludico e immaginifico della cultura infantile (fumetti e favole), Pinna lo utilizza come ponte iconografico per il raggiungimento di una ricerca plastica più consapevole ed evocativa.
La scultura è un modo per alleggerire lo spazio, come se l’opera assorbisse materia anziché emanarla, ecco che i suoi caratteristici uomini stilizzati e dai lunghi arti, in bronzo, piombo o corda annodata, si protendono nello spazio senza invaderlo o appesantirlo.

La leggerezza, diventata un valore predominante nella sua ricerca e viene paradossalmente perseguita tramite elementi scultorei. Tutti i suoi lavori tendono verso questa sottrazione di peso affrontando lo spazio con figure sospese in equilibri funambolici, ma ben saldi o con esili uomini stilizzati che portano all’estremo l’alleggerimento dei propri volumi. Sono figure sintetiche, che evocano, suggeriscono, senza mai imporsi con pesanti formalismi né indiscutibili concetti.

Le opere, ricche di continui rimandi alla storia dell’arte e alla letteratura, si caratterizzano come un insieme di forze contraddittorie che convivono pacificamente. Accanto alla dialettica e agli inediti equilibri formali, i lavori presentano contrasti concettuali che pongono lo spettatore di fronte a interrogativi e sensazioni stimolate da un’estetica dirompente e al contempo discreta.